Estate

 Si sedeva spesso in quell’angolo di spiaggia un po’ selvatico, dove l’erba cominciava ad avere la meglio sulla sabbia. Le piaceva trovare il suo angolino, sistemare l’asciugamano e farsi solleticare i piedi da quell’erba forte, cresciuta in piccoli ciuffi disordinati, spettinata dal vento. Le piaceva particolarmente restare lì fino a tardi la sera, fino a quando il sole calava laggiù dietro gli ultimi ombrelloni già chiusi, e l’aria, dopo un pomeriggio assolato, le faceva sentire un piacevole brivido sulla pelle. Allora, quando il vociare dei bambini e le chiacchiere degli adulti scemavano via, le piaceva particolarmente entrare piano nell’acqua, nessuno attorno, tutto calmo. L’acqua era calda, di sera, e lei si lasciava trasportare dalla leggera corrente in quel mare calmo e poco profondo, dai fondali misteriosi e ricchi di alghe. 


I suoi giorni d’estate preferiti però, erano i giorni piovosi. Quando, svegliandosi nella sua camera bianca e azzurra, dalla finestra sopra al suo letto scorgeva un cielo grigio , si sentiva sollevata, in qualche modo. E correva alla spiaggia più felice, sapendo che quel giorno non si sarebbe affollata, che magari un vento più forte avrebbe soffiato increspando la superficie del mare , sollevando la sabbia che solletica la pelle . Allora il suo angolo preferito non era più quello selvatico con l’erba , ma diventava la punta più estrema al lato opposto, dove un piccolo pontile si spingeva più al largo, dove oltre non c’era che mare. Andava la, sedendosi sugli scalini metallici e ruvidi alla fine del pontile, coi piedi nell’acqua, e lasciava scappare i pensieri, via in quel vento, su quel mare ruvido e un po’ freddo. Si sentiva svuotata e leggera e le pareva di prendere il largo, in mezzo a tutto quel silenzio.

 

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